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Intervista del Sole 24 Ore a Dario Ferrarini

27.11.20
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L’articolo “I robot di Camozzi per il monitoraggio del ponte di Genova San Giorgio” contiene un’intervista a Dario Ferrarini, Chief Technical Officer della divisione Automation del gruppo Camozzi.

Nel nuovo ponte di Genova San Giorgio due robot posizionati in corrispondenza delle barriere antivento puliscono i pannelli e monitorano automaticamente tutta la struttura del ponte. Progettati dall'Istituto Italiano di Tecnologia sono stati realizzati da Seastema e Cetena (Fincantieri) e dal Gruppo Camozzi.

Come spiega Dario Ferrarini, Chief Technical Officer della divisione Automation del gruppo Camozzi a Riccardo Oldani:

“Per produrli abbiamo usato una speciale stampante 3D, la più grande in Europa, che ci ha consentito di realizzare elementi in fibra di carbonio di grandi dimensioni che compongono non soltanto i robot, ma anche i loro sistemi di movimentazione.  La stampante 3D è già in funzione, ma verrà inaugurata ufficialmente agli inizi del 2021, per creare un punto di connessione tra l'industria e il mondo della ricerca, in modo da sviluppare nuovi concetti produttivi

Nell’ambito di un accordo con il Politecnico di Milano per l'impiego di robot collaborativi, state sviluppando sensori, componenti e software per l'industria 4.0. Ci racconti qualcosa.

“Stiamo realizzando una speciale cella robotizzata in cui robot collaborativi possono lavorare fianco a fianco con gli uomini. È controllata da un Mes, un sistema di gestione che sovrintende all'organizzazione del lavoro, riservando alcune funzioni ai cobot e lasciandone altre agli addetti, sulla base di una pianificazione orientata a ottenere il meglio dalle macchine e dagli uomini sulla base delle loro capacità intrinseche. L'obiettivo è sviluppare questo tipo di cella ibrida non solo per la nostra produzione, ma anche come soluzione da proporre sul mercato”.

Da dove nasce un'idea così innovativa?

Dall'intuizione del presidente del gruppo, Lodovico Camozzi che si sta rivelando quanto mai attuale in tempi di Covid. In questi mesi ci siamo abituati all'idea di smartworking per chi lavora negli uffici. Ma con un concetto di produzione come quello che stiamo testando nella nostra nuova cella la possibilità di lavorare a distanza si aprirà anche per gli operai, che avranno sempre di più una funzione di controllo».

Fonte: Il Sole 24 Ore